Alessia Pasquini Fashion Designer

Ciao Alessia. Vuoi raccontarci del valore della tua tesi? 

“La mia tesi di laurea in Fashion Design presso la Libera Accademia di Belle Arti di Firenze mira a fornire una nuova chiave di lettura del trendbook, lo strumento digitale o cartaceo in cui vengono proposte le prossime tendenze stilistiche. Normalmente da questi libri siamo abituati a percepire soltanto degli stimoli visivi o tattili. Io ho voluto aggiungere suoni, odori e sapori. In questo modo ho ottenuto un percorso sensoriale che mira a raggiungere un effetto sinestetico. Il mio progetto è stato notato da Fashion Room Book Stores di Firenze, azienda specializzata in moda e design, e mi è stata data la possibilità di esporlo all’interno di Pitti Fragranze, salone evento di Pitti Immagine presso la Stazione Leopolda. L’idea è stata apprezzata per l’originalità e la ricerca che ha permesso al book di raccontare un’unica sensazione attraverso tutti e cinque i sensi.”

La tesi diventa quindi lo strumento per presentarsi al mondo del lavoro?

“L’obiettivo di questa tesi, consiste nel creare un prodotto personale, che possa derivare dalle conoscenze che ho potuto sviluppare in questi tre anni. Dopo una vasta ricerca su quella che sento la materia più affine, quale “Ricerca di tendenze”, ho potuto creare un prodotto che racchiudesse la mia visione sulla percezione dei trend.”
Spiegaci quindi in concreto di cosa tratta.
Kleis, è più di un libro di tendenza. Questo perché penso sia molto riduttivo pensare ad un trend-book come un oggetto che possa tradurre solo il gusto del momento, o i colori per la stagione successiva. Ho voluto creare uno stretto contatto tra quello che è il libro e quello che sono le nostre emozioni, con l’obiettivo di dimostrare quanto le tendenze abbiano una forte influenza sul nostro essere. I trend nascono dalle esigenze profonde delle persone e affermano la soggettività della percezione della moda.
La mia tesi ha l’obiettivo inoltre di scovare un bisogno più o meno inconscio e trasformarlo in un prodotto capace di rappresentarci, dato che l’abito sembra soddisfi oggi sempre meno i bisogni primari e sempre più il desiderio di crearsi una personalità.”
Spiegaci quindi in concreto di cosa tratta.
“Fare ricerca è un lavoro che richiede molto tempo, ma soprattutto anche una grande predisposizione intuitiva. L’intuizione spesso non dà una conferma immediata delle cose, capita di fare delle scelte che possono sembrare affidate al caso, ma che in realtà fanno parte di un disegno ben preciso. Come se, nonostante l’incertezza iniziale, una forte tendenza interiore ci portasse ad essere comunque convinti di seguire quella strada. Così è nato Kleis (dal greco, chiave) , come è nata la mia collezione personale del terzo anno. Arrivata al giorno della sfilata notai come tutti i miei abiti fossero così tendenti alla scala dei verdi e avessero una forte valenza tattile, non avevo la conferma che fosse quella la giusta direzione, sentivo però che era la cosa giusta da fare. Non a caso il colore dell’anno 2017 è stato il verde, e la tesi da me studiata è partita proprio dalla curiosità che suscitano le texture oggi. Potrei riportare tanti esempi intuitivi che mi appartengono. 
Kleis nasce con l’obiettivo di non limitare nessuno alla lettura di quello che è il trendbook, così inserendo tutti e 5 i sensi ognuno può interpretare secondo la sua possibilità.
L’immaginazione gioca un ruolo molto importante in questo progetto.”
Se dovessi sintetizzare il tuo progetto in una frase quale sarebbe?
“Chiudi gli occhi e vedrai” scriveva James Joyce.
Ottimo. Il tuo lavoro consiste quindi nel dare un ordine alla complessità?
“Kleis è la mia risposta intuitiva alla dinamica della sensorialità multipla. Presenta infatti allo stesso tempo una nuova chiave di lettura che riassuma tutto quello che il mercato sta offrendo, a partire dai nuovi tessuti tecnici che abbiano una forte valenza tattile fino ai nuovi strumenti messi a disposizione dalla tecnologia.
Kleis ha rappresentato la porta, che mi ha permesso di entrare a contatto con le mie più intime intuizioni, ma anche la chiave per entrare nel mondo del lavoro.
Ho avuto infatti modo di presentare questo progetto a molti professionisti del settore della moda con dei buoni feedback sull’originalità. Una tesi sperimentale, capace di creare una nicchia di valore nel settore del fashion. Kleis è la dimostrazione della mia crescita nei tre anni e la conferma di come dalle nostre più superficiali esigenze si possa generare qualcosa di nuovo.”

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