Fondazione Ferragamo e museo Alessi inaugurano il ciclo d’incontri “Le Origini Del DESIGN”

FerragamoAl via il progetto realizzato con il patrocinio di Museimpresa. In Aula Magna le testimonianze delle grandi aziende italiane, tra arte, moda, fotografia e design.

Fondazione Ferragamo e Museo Alessi hanno inaugurato, questa settimana, la quarta edizione del seminario “Le origini del design: viaggio nel patrimonio storico delle grandi aziende italiane”: una serie di incontri dedicati a design, comunicazione, fotografia e moda, organizzati dalla LABA di Firenze con il patrocinio di Museimpresa.

Il progetto, che riscuote ogni anno grande apprezzamento, porta in accademia le testimonianze di curatori, direttori e responsabili scientifici delle aziende che in Italia da anni investono nella conservazione e valorizzazione del loro patrimonio culturale e industriale, rendendo tangibili storie e idee di successo.

Il percorso di questo anno focalizza l’attenzione sul rapporto tra istituzioni culturali, centri stile ed enti dedicati alla comunicazione e al marketing per mettere a confronto il punto di vista di chi si occupa del patrimonio storico e culturale e di chi lo utilizza invece per finalità di promozione, diffusione e design.

Ad aprire i lavori è stato il discorso di Francesca Piani per Fondazione Ferragamo, che ha ripercorso la storia affascinante, tra le più prestigiose del settore della moda, illustrando la crescita del marchio dal 1927 (anno di nascita, con la produzione di scarpe per Hollywood) ai giorni nostri. Una scalata verso il successo fatta di passione, creatività e genio che ha mostrato, sempre, una naturale propensione a “dialogare” con l’arte. Ampio spazio è stato dedicato a: “Tra Arte e Moda” – in programma fino al prossimo 7 aprile al Museo Salvatore Ferragamo di Firenze che indaga le contaminazioni tra questi due mondi, le due anime del brand. Piani ha inoltre passato in rassegna una serie di scarpe che sono diventate icone del marchio Ferragamo: dalla Zeppa con tomaia patchwork (1942) al Sandalo con Kimo (1951), dal Sandalo invisibile (1947) al Tacco a gabbia (1956), mettendoli a confronto con oggetti di design e, in alcuni casi, anche con opere di architettura a sottolineare la sottile relazione tra settori differenti della creatività oltre che della moda.

 Il secondo appuntamento del seminario ha portato invece alla LABA il Museo Alessi, con Francesca Appiani che ha tenuto un intervento dal titolo “Alessi IN-possible. Praticare l’impossibile per dischiudere innovative possibilità”: un viaggio a ritroso alla scoperta delle origini del marchio e, più in generale, dell’avventura imprenditoriale dell’azienda, raccontata dallo stesso Alberto Alessi nel volume “La fabbrica dei sogni”. Dopo aver analizzato da vicino l’approccio di Alessi al design (gli oggetti non devono limitarsi a soddisfare esigenze funzionali ma devono rispondere a bisogni di natura poetica, estetica ed emozionale), l’incontro si è soffermato sul concetto di “trasgressione” delle regole tecniche, di mercato e di impatto estetico. Naturale, quindi, il riferimento alla mostra “Alessi IN-possible. Quando l’idea non è ancora prodotto”, organizzata nel 2015 al Design Museum di Holon (Israele) e alla fine del 2016 alla Triennale di Milano. Il punto di vista scelto per questo allestimento è inedito: non si racconta la storia di prodotti realizzati, ma quella di progetti rimasti in sospeso. All’interno del percorso espositivo si trovano oltre 50 proposte mai entrate in produzione e firmate da alcuni dei più famosi designer e architetti italiani e internazionali: Ettore Sottsass, Achille Castiglioni, Aldo Rossi, Philippe Starck, Zaha Hadid, Patricia Urquiola, Ronan e Erwan Bouroullec.

alessi

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