L’allievo della LABA Edoardo Cialfi in mostra alla galleria Filarete

I due giovani artisti Edoardo Cialfi e Gennifer Deri, rispettivamente di 25 e 27 anni, hanno esposto una quindicina di lavori. La mostra è a cura delle docenti Gaia Bindi ed Eugenia Vanni.

Da una parte “campagne urbane” avvolte dallo smog, impresse su tela con l’uso di bombolette spray e olio; dall’altra, strutture di corpi sagomate e tridimensionali, a metà tra la fotografia e la scultura. Sono le due impronte distintive di Edoardo Cialfi, allievo della Laba di Firenze, e Gennifer Deri: i due giovani artisti, protagonisti della nuova mostra allestita all’interno della galleria Filarete Art Studio, in via Bellini 29, a Empoli.

L’esposizione sarà inaugurata sabato 24 marzo, alle 17.30, e resterà aperta al pubblico fino al prossimo 27 aprile, visitabile dal lunedì al venerdì dalle 17 alle 19.

I due studenti presenteranno i rispettivi lavori, selezionati dalle docenti Gaia Bindi (vicedirettore dell’Accademia di Belle Arti di Carrara) ed Eugenia Vanni (insegnante di Pittura alla Libera Accademia di Belle Arti di Firenze). Saranno in mostra circa 15 opere, in un percorso che mette in luce il punto di vista di due giovani artisti che si affacciano sul mondo dell’arte.

BIOGRAFIA E CENNI CRITICI: EDOARDO CIALFI 

Nato nel 1993, vive e lavora a Marsciano (Perugia). Si diploma all’Istituto d’Arte Alpinolo Magnini (Deruta) e attualmente frequenta il terzo anno della LABA di Firenze. Tra le mostre personali si ricorda: “Un pulsante nel buio”, storico Caffè Michelangiolo, Firenze, a cura di Massimo Innocenti, 2017; “Edoardo Cialfi”, Palazzo Comunale S. Venanzo, Terni, 2015. Opere Pubbliche permanenti (Street Art): “Il Gruccione” Marsciano, ex fabbrica Emmeparati 2017; “La porta della percezione” SFS Sinalunga 2017. Mostre collettive: “Lapislazzuli”, Ex Fabbrica Lucchesi, Prato, a cura di Eugenia Vanni e Fabio Cresci, 2017; “Just in time”, Villa Strozzi, Firenze, a cura di Stefano Follesa; “Insieme”, Museo Chini, Borgo S. Lorenzo, Firenze, a cura di Massimo Innocenti, 2017. “Evi Bui o la sfolgorante luce dei colori?”, Museo Castello di Capalbio, a cura di Massimo Innocenti, 2017; “Paesaggisticamente…ovvero le allusioni dal punto di vista del paesaggio”, Museo Dinamico Del Laterizio e Delle Terrecotte”, Marsciano, Perugia, a cura di Massimo Innocenti e Tannaz Lahiji, 2017; “Spoleto Festival Art”, Palazzo Mauri, con la galleria 4 e 25, a cura di Luca Filipponi e il Comune di Spoleto, 2015.

“Molti di questi lavori – scrive la docente Eugenia Vanni – rappresentano vedute nebbiose, ‘campagne urbane’ in cui il grigio che le avvolge sembra più vicino allo smog che alla nebbia. Sono i campi ‘marci’ a fianco dell’autostrada, luoghi che sembrano essere fisicamente intorno a noi e non davanti ai nostri occhi. Questo “abbracciare spazi” è, non a caso, una delle caratteristiche della Street Art ed Edoardo nasce come Street Artist. L’utilizzo della bomboletta spray è il mezzo più utile per rendere l’atmosfera ovattata di questi dipinti. Ne scaturiscono dunque pitture che raffigurano soli lividi, in cui la linea dell’orizzonte è indecisa, in cui l’umidità fa sospendere per un secondo il respiro e attutire i rumori intorno a noi”.

BIOGRAFIA E CENNI CRITICI: GENNIFER DERI 

Nata nel 1991, vive e lavora a Cardoso (Lucca). Diplomata in pittura con Giovanni Dessì all’Accademia di Belle Arti di Carrara, ha esposto in varie mostre collettive, tra cui: Belle Arti in Procura, Massa, 2016; White Wave, Piano Terra, Massa, 2017; Galleria Teché, Carrara, 2017; Belle Arti in Procura, Massa, 2017. Nel 2017 ha tenuto una personale dal titolo Con il corpo l’azione al Palazzo della Cultura di Cardoso. Nello stesso anno ha vinto il Premio Rotary Club di Carrara e il Premio Enegan alla mostra Biennale delle Accademie di Firenze. Attualmente studia per il diploma specialist

ico di II° livello all’Accademia di Belle Arti di Carrara.

“Gennifer Deri – scrive la docente Gaia Bindi – usa la potenza creativa di un algoritmo per riformulare la struttura di corpi fotografati nudi, in modo che varie parti scomposte portino la fisicità umana ad avere strutture sempre variabili, senza più limiti nello spazio. Dopo gli scatti fotografici, il lavoro prevede un’operazione di calcolo dei rilievi isometrici dell’immagine anatomica, che porta a una prima fase di destrutturazione in sezioni. Successivamente, le varie ripartizioni vengono riordinate applicando una logica matematica frutto di calcoli inventati, nati dalla lettura personale del soggetto”.

  

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