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Fashion Design LABA: intervista alla coordinatrice Cristina Cacioli

“Lavoriamo sulla contemporaneità assoluta, dobbiamo essere sempre molto veloci e al passo coi tempi, altrimenti la moda muore immediatamente.”
Cristina Cacioli, coordinatrice del corso Fashion Design LABA

Perché al giorno d’oggi ritiene importante un percorso di studi in questo ambito?

Parto dicendo che credo la moda sia il primo settore che cambia in maniera radicale, è la prima che individua i cambiamenti sociali, che diventano estetici e che si spandono poi agli altri settori. La moda ha la sensibilità di catturare subito i segnali di cambiamento e metterli in atto. Fare un percorso in questo ambito significa entrare nel futuro, quindi riuscire a interpretare e immaginare quello che sarà. Studiare nel Dipartimento di Fashion design alla LABA dà l’accesso a questa dimensione toccando tutti gli aspetti della Moda. Occorre considerare che di solito si va a lavorare distintamente sui singoli settori del Fashion Design che sono sostanzialmente tre: la parte di design per chi vuole diventare stilista, la parte di modellistica che riguarda la costruzione dell’abito, e la parte di marketing e comunicazione. Qua li abbiamo uniti perché è importante che ogni studente sia consapevole di tutto il processo. Studiare Fashion alla LABA significa avere una panoramica generale di tutto il percorso della moda, dall’ispirazione all’ideazione, fino alla realizzazione dell’abito, passando poi per la comunicazione del brand. Viene fatto un percorso assolutamente completo, questa è la cosa che ci contraddistingue.

 

Quindi riuscite a dare una visione generale di tutto quanto in modo che gli studenti possano poi specializzarsi in futuro?

Assolutamente. Infatti, poi consigliamo le varie specializzazioni. Quello che non riusciamo a supportare dal punto di vista didattico lo implementiamo con dei seminari su tutte le figure professionali: lo stylist, il cool hunter, il personal shopper, il social media manager. Il nostro obiettivo è quello di formare degli studenti che una volta usciti di qua possano facilmente trovare un’occupazione. Lavoriamo sulla contemporaneità assoluta, dobbiamo essere sempre molto veloci e al passo coi tempi, altrimenti la moda muore immediatamente.

 

Quindi il suo corso è in continuo aggiornamento?

Ogni anno rifacciamo da capo tutti i programmi per adeguarli alle nuove figure professionali e alle nuove esigenze di mercato. Per esempio, in questo momento la grande tendenza è quella legata alla sostenibilità, a tutto quello che è l’aspetto etico del fashion. È un tema abbastanza dibattuto e noi lo abbiamo inserito all’interno del nostro percorso perché fondamentale. Quest’anno, già dal primo anno, i ragazzi faranno il loro outfit partendo da un loro capo dismesso e quindi lo riutilizzeranno dandogli una nuova vita. Noi siamo quelli che si chiamano “trend setter”: abbiamo degli strumenti che con 10 anni di anticipo riescono a prevedere tutti i cambiamenti dal punto di vista sociale per non essere colti impreparati.

 

Quali sono le fasi del processo creativo che portano alla realizzazione di un progetto vincente?

Inizialmente si cerca l’ispirazione. Agli studenti il suggerimento che diamo è quello di lavorare con ciò che li circonda, tranne la moda. Questo perché essa è una continua contaminazione, quindi si prendono riferimenti dal mondo del design, dall’arte, dall’architettura…si procede con il moodboard, in cui si cercano ispirazioni e immagini, poi si lavora con le keyword per evitare progetti che si ripetono: cerchiamo idee non scontate, abbiamo sempre bisogno di qualcosa di fresco.
Trovare nuove ispirazioni per la moda è molto difficile. Abbiamo quindi introdotto per i nostri studenti delle mappe concettuali con cui identificano vari filoni per poi decontestualizzare alcuni elementi e portarli all’interno della collezione. Fatto questo percorso si identificano color e material palette per poi passare al concept. Lavoriamo sulla parte di target, ci confrontiamo con i competitors e cerchiamo di differenziarci da loro. Si otterrà una collezione che riesce a raccontare l’idea e le necessità del cluster di persone che abbiamo identificato.

 

Cosa vuole trasmettere ai suoi studenti con il suo insegnamento?

Per me è importante che i ragazzi mettano a fuoco i loro talenti. Uscire da qui e non aver compreso qual è il proprio posto nel mondo per me è un peccato incredibile. Negli ultimi anni abbiamo inserito un percorso di mentoring in cui aiutiamo gli studenti a trovare la loro strada. Purtroppo, siamo in una società in cui si mettono in evidenza solo gli aspetti negativi, ma essere consapevoli dei propri talenti è fondamentale. Oggi soprattutto nella moda, un mondo estremamente competitivo, se riesci a capire che una strada ti appartiene e ti dedichi ad essa, hai buone possibilità di raggiungere la meta. Tutto è alla portata di tutti, ognuno può raggiungere gli obiettivi che si pone: ai miei studenti vorrei lasciare un metodo di lavoro con il quale siano in grado di affrontare ogni problema. Devono capire chi sono e cosa possono fare. Per me la consapevolezza e lo sviluppo del talento sono fondamentali per poter realizzare il proprio sogno. Vorrei i ragazzi felici, consapevoli di quello che sanno fare e in grado di affrontare al meglio il mondo del lavoro.

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