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Firenze e la pittura Fiamminga

“Firenze e la pittura Fiamminga, la ricerca della rappresentazione della realtà.”
Nel 1406, con la conquista della città di Pisa, antica Repubblica Marinara, Firenze si assicurò un importante porto marittimo che gli consentì un ulteriore sviluppo commerciale. Tra i nuovi e più intensi contatti Firenze intraprese uno scambio che fu anche culturale con le Fiandre. Nella prima metà del XV secolo assistiamo al graduale insediarsi di mercanti toscani nelle Fiandre. Famiglie come i Medici, gli Arnolfini, i Portinari, i Cavalcanti, i Baroncelli, i Tornabuoni aprono le loro rappresentanze nelle città di Bruxelles, Bruges, Anversa. A questo progressivo insediarsi dei mercanti toscani nelle Fiandre corrispondeva la scoperta della Toscana e dell’Italia da parte di altrettanti mercanti e artisti fiamminghi.
Nel XV secolo nella Toscana e nelle Fiandre si sviluppa nelle arti, parallelamente ma con attenzione e risultati diversi tra loro, una ricerca sulla rappresentazione della realtà. Per i fiamminghi il reale è catturato nella riproduzione del minimo particolare di oggetti o figure dipinti. Questa rappresentazione minuziosa della realtà poté realizzarsi anche grazie alla tecnica della pittura a olio (già conosciuta) che consentiva di giungere a un notevole livello di descrizione del particolare. Nei dipinti dei grandi maestri Fiamminghi del Quattrocento come Jan Van Eyck e Hugo Van der Goes, le figure sono collocate nello spazio non vincolate da rapporti di proporzioni ma gerarchici. Ad esempio la figura di un angelo è rappresentata in scala minore rispetto alle figure principali del Cristo o della Madonna e il committente è raffigurato in scala ancora minore. Un diverso discorso deve essere fatto per Hieronymus Bosch (1450-1516).
Quella che nel XV secolo va delineandosi a Firenze è invece una concezione dell’arte che è parte essenziale del pensiero umanistico. I vari aspetti della realtà vengono classificati e ordinati attraverso un sistema razionale. La rappresentazione razionale dello spazio che circonda l’uomo avviene tramite la regola della prospettiva. Giulio Carlo Argan in un famoso saggio analizza il processo che portò al grande rinnovamento italiano individuandone i due fattori principali nella scoperta dell’antico e nell’invenzione della prospettiva per merito di Filippo Brunelleschi (1377-1446) e della sua teorizzazione da parte di Leon Battista Alberti (1404-1472).
Il Ritratto dei coniugi Arnolfini di Jan Van Eyck (1395-1441) del 1434 è la prima importante testimonianza del legame che andava instaurandosi tra la Toscana e le Fiandre. In quest’opera i committenti sono il soggetto del ritratto e sono raffigurati all’interno di un ambiente domestico intorno ad una moltitudine di oggetti che rimandano a significati nascosti. In questo dipinto, che molti ritengono il capolavoro di Van Eyck, la ricerca della rappresentazione del particolare è condotta con limpidità cristallina con la realizzazione, sulla parete di fondo, di uno specchio nel quale si riflettono i due coniugi, visti di spalle addirittura il pittore che li sta dipingendo.
Altro importante contatto per quanto riguarda le arti avvenne in occasione del Giubileo del 1450 quando il pittore fiammingo Rogier Van der Weyden (1400-1464) intraprese un viaggio in Italia che gli fece conoscere le varie corti e signorie quali Milano, Mantova, Ferrara, Firenze, Napoli e naturalmente Roma.

Fondamentale testimonianza della pittura fiamminga a Firenze è senz’altro offerta dal trittico dell’Adorazione dei pastori, meglio noto con il nome di Trittico Portinari. Quest’opera, dipinta su tavola da Hugo Van der Goes (1440-1482), fu commissionata da Tommaso Portinari rappresentante del Banco Mediceo a Bruges. Da documenti ritrovati dalla storica Hatfield Strens riguardanti il viaggio di trasporto dell’opera da Bruges a Firenze, è possibile stabilire la data dell’esecuzione non oltre il 1478. Il dipinto fu trasportato per nave fino a Pisa facendo tappa in Sicilia. Giunto al porto di Pisa il trittico proseguì ancora su imbarcazioni risalendo l’Arno fino a Firenze dove giunse il 28 maggio 1483 quando fu collocato sull’altare della chiesa di Sant’Egidio, presso l’Ospedale di Santa Maria Nuova, patronato della famiglia Portinari. A Firenze, dove erano già presenti alcune opere di scuola fiamminga, il Trittico di Hugo Van der Goes s’impose per le sue dimensioni suscitando l’interesse di molti artisti fiorentini. Nel pannello centrale è dipinta l’adorazione del Bambino raffigurato adagiato a terra con raggi luminosi e quindi nella tipologia del Bambino Luce del mondo. Intorno alla scena principale ci sono figure di angeli e di pastori immerse in un paesaggio aperto. Nelle tavole laterali Hugo Van der Goes raffigura in dimensioni minori la famiglia Portinari, committente dell’opera. Il pannello di sinistra è dedicato agli uomini e vediamo ritratto il committente Tommaso Portinari insieme ai figli Antonio e Pigello inginocchiati, in omaggio al capofamiglia e al primogenito sono raffigurati San Tommaso e Sant’Antonio Abate. Il pannello di destra è invece dedicato alle donne della famiglia Portinari con la moglie di Tommaso, Maria di Francesco Baroncelli e la figlia Margherita, in loro omaggio si vedono Santa Maria Maddalena e Santa Margherita. Il Trittico si presenta come una tipica pala d’altare nordica con i pannelli laterali chiudibili che raffigurano, racchiuse entro nicchie le figure di un’Annunciazione con la Vergine e la Colomba dello Spirito Santo nel pannello di sinistra e l’Angelo che sta per cadere in ginocchio nel pannello di destra.

Prof. Luca Macchi
docente di Storia dell’Arte – Laba

1 – Hugo Van der Goes, Annunciazione, 1478, Galleria degli Uffizi, Firenze. Adorazione dei pastori (Trittico Portinari), con le ante laterali chiuse.

2 -Hugo Van der Goes Adorazione dei pastori (Trittico Portinari) 1478, con le ante laterali aperte, Galleria degli Uffizi, Firenze 

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