Tecniche cinematografiche di kubrick

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Le tecniche cinematografiche di Kubrick si possono considerare il mezzo tramite il quale riesce a rappresentare argomenti narrativi che sono radicati nella sua formazione umanistica.

Oggi è il sedicesimo anniversario dalla sua morte, per l’occasione ricordiamo le tecniche cinematografiche che lo hanno reso celebre.

Quella più impressionante è quella che permette alla macchina da presa di diventare protagonista, il prolungamento della mano del regista. Anche il tempo dell’azione è utilizzato da Kubrick come veicolo espressivo. Le tre tecniche principali sono:

L’occhio meccanico: le soggettive non appartengono più ai personaggi, ma è Kubrick il soggetto decisore.

Il tempo dell’azione: le inquadrature sono spesso prolungate, esitanti, gli attori recitano in uno stato quasi ipnoide.

La “circolarità”: delle sceneggiature: le scene prevedono un finale che si avvolge sull’incipit.

Riesce ad essere un abile narratore perchè conosce gli stati d’animo che rappresenta e comunica nelle scene. Se trascendiamo dalla puro feedback estetico che riceviamo dalle sue pellicole scopriamo un mondo molto affascinante fatto di significati, come ad esempio violenza inaudita e deplorevole per Arancia Meccanica, depravazione e sessualità malata in Lolita, insignificanza e banalità per Eyes Wide Shut.

Kubrick trae ogni sua sceneggiatura da un romanzo. Kubrick legge, elabora, immagina, sogna. Solo dopo concentra tutta la sua attenzione nei dettagli applicando una severa pignoleria e precisione verso se stesso e i suoi collaboratori. Con Kubrick e le sue tecniche di realizzazione si ha un capovolgimento di paradigma: non sono gli attori ed il cast tecnico ad essere diretti, ma l’occhio del regista che permette al mondo narrato di esistere.

In Shining questa tecnica trova la sua applicazione. Le soggettive non appartengono più ai personaggi, ma è Kubrick il vero “burattinaio”.
Jack guarda dall’alto un modellino in scala del labirinto dell’Hotel, ma il modello in scala si trasforma nel vero labirinto in cui Wendy e Danny camminano. Un desiderio di potere e di controllo, esplicitato da punto di vista unico, quello del Dio-regista che tutto crea e tutto distrugge. È Kubrick che gioca con i suoi protagonisti, che li osserva e dice loro cosa fare attraverso lo ‘shining’.

Dunque lo sguardo al centro delle tecniche del cinema kubrickiano. Non solo in Shining, ma in tutta la poetica dell’Autore.

Arancia Meccanica è probabilmente uno dei film che più ne fa uso. Infatti il protagonista, guarda dritto in macchina. Inizia una comunicazione di sguardi con lo spettatore: lo sfida su ogni fronte. Il suo occhio contornato di nero diventa simbolo (o sintomo) della sua follia, una follia espressa con atti violenti e terribili che grazie ad un trattamento forzato cambia verso la mitezza. È Kubrick-spettatore che coglie la sfida iniziale di Alex e decide di dargli una lezione. È Kubrick-burattinaio che impone al protagonista un cambiamento radicale, una svolta positiva nella sua vita

Kubrick cambia le sorti degli uomini da lui creati, li condiziona, li distrugge e ricostruisce come meglio crede. Entra nella loro psiche e la modella a suo piacimento. L’unico modo per andare oltre è accettare la nuova condizione imposta. O morire. E quando il gioco di Kubrick diventa eccessivamente frustrante, c’è chi decide per l’ultima via di fuga. Il famosissimo soldato “Palla di lardo” (Vincent D’Onofrio) di Full Metal Jacket opta proprio per questa scelta. Timido ed imbranato all’inizio dell’addestramento, pazzo assassino dopo.

In 2001: Odissea nello spazio Kubrick agisce in modo diverso rispetto ai film precedentemente analizzati. Hal 9000 è il computer di bordo della navicella spaziale in orbita intorno ai pianeti. Un occhio meccanico, disumanizzato, ci offre il suo punto di vista. È l’occhio della macchina da presa che si umanizza e vede, attraverso lo sguardo del regista. Una soggettiva di Hal 9000 che osserva i due passeggeri protagonisti che decidono di spegnere il meccanismo che lo tiene in vita è emblematica.  Hal è in sintesi la macchina da presa.

Firenze – 7, Marzo 2015

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