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Francesco Armato: intervista al coordinatore del Corso serale di Design

francesco armato
“Abbiamo la fortuna di fare un lavoro che cerca di entrare nei sentimenti degli altri” – Francesco Armato

Francesco Armato come definirebbe un professionista in questo settore?

Occorre fare una piccola introduzione: professionista in inglese è freelance e la parola “free” significa libertà: di movimento, di poter agire, chiaramente senza fare danni a nessuno. Libertà di poter esprimere il proprio pensiero, in maniera ragionata e coscienziosa. Ciò significa che c’è un’etica dietro la professione. Come definisco questo mestiere? Complesso, piacevole ed entusiasmante perché questi sono ingredienti fondamentali per svolgere questa passione. Il sogno di tutti è diventare dei liberi professionisti: cercare di trovare la giusta gradazione di ingredienti per far si che questa professione diventi entusiasmante, per chi la svolge, utile, per la società o per chi si rivolge a noi. Bisogna mettere insieme queste cose. Non è semplice, ma penso che la possibilità di lavoro ci sia per tutti. L’importante è avere delle buone idee e poterle trasmettere. È un lavoro un po’ complicato. Non ci sono lavori semplici, se devono essere fatti bene, non esistono. Dal chirurgo, all’architetto, all’ingegnere, poi si può essere approssimativi, ma quello è un altro mondo, che a me non interessa.

Si ritiene un artista o un designer? Perché?

La mia professione, quindi architetto o designer, è una professione dove siamo sia creativi sia tecnici, ma penso che questo accada un po’ dappertutto. Bisogna che quella creatività debba essere adattata a quella che è una tecnica. Io penso che il mondo dell’arte sia un misto tra creatività, ovvero grande libertà di pensiero, ma allo stesso tempo di razionalità, dal momento che bisogna essere anche dei tecnici. Credo che ad un certo punto bisogna rientrare in un registro per far sì che le cose funzionino. Nel mio caso forse un po’ di più: se costruisco una casa e realizzo una porta devo realizzarla affinché sia larga almeno 80 cm e alta 2.20 m, perché sennò non potrei definirla come tale. Anche una lampada potrebbe essere bellissima, ma poi alla fine se voglio che l’azienda riesca a venderla deve anche funzionare. Quindi creatività e tecnica vanno a braccetto e l’una dipende dall’altra.

Impara molto dai suoi studenti?

Tantissimo. Tutto quello che riesco ad imparare dai miei allievi, cerco di riversarlo nella mia professione e viceversa. Molte cose che riguardano la professione cerco di portarle e raccontarle nel mondo dell’Accademia, in modo tale che i miei studenti possano sapere, fin da subito, ciò che significa fare questo mestiere quando avranno terminato gli studi e quali sono le ipotetiche problematiche che potrebbero venire fuori nel mondo del lavoro. Quindi avere questa consapevolezza e questa conoscenza può aiutare i ragazzi a trovare la propria strada. Se uno si iscrive all’Accademia non è detto che poi sia obbligato a fare questo mestiere, potrebbe essere un’esperienza, una cultura, perché può anche darsi che scopra che sia molto più vicino ad altri mondi.

Come professore qual è la cosa più importante che vuole trasmettere ai suoi studenti?

La passione. (Ora non mi dovete far emozionare!). Noi abbiamo la fortuna di poter lavorare per e con le persone, per soddisfare delle esigenze. Loro lo sanno che non si stanno rivolgendo solo ad un tecnico, ma stanno cercando di mettersi a confronto ed in relazione con una persona che è specializzata in quel campo. Il fatto di poter dialogare significa, per come io vedo il mondo, di poter continuare a imparare dagli allievi, dalle persone che incontri, da ciò che fai quotidianamente. Se oggi pomeriggio decidessi di fare una torta ti direi che fare una torta è un progetto e in ogni progetto ci sono degli elementi ben precisi per poterlo fare: idea, metodo e processo. Quando ti metterai a scegliere e a dosare gli ingredienti capirai che sei all’interno di un progetto e ti renderai conto che quel dolce potrà essere buono e bello da vedere solo se c’è stata una grande passione nel farlo.

Alla base di un progetto c’è anche una parte emotiva e personale?

Penso che sia un ingrediente fondamentale con una percentuale altissima. Sennò un progetto è questo e basta. Se decidi di fare un viaggio non penso che tu decida di andare a New York perché ci sono andati gli altri, ma perché ti incuriosisce. Se decido di fare un viaggio, mi preparo, cerco di capire cosa vedere e quindi ci metto amore e diventa interessante solo se ci ho utilizzato tutta la passione nel realizzarlo. Il progetto per chi si occupa di design, è proprio un progetto di vita. Mettiamo in atto ciò che noi siamo. Le nostre energie vengono convogliate in quell’unico progetto. Se non c’è passione, diventa solo un mestiere ed è tutta un’altra cosa.

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